B. Marini e A. Vivaldi a Vicenza

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Biagio Marini & Antonio Vivaldi a Vicenza

Vicenza è nota in tutto il mondo come la “città del Palladio” e in effetti il suo centro storico è una testimonianza diretta del grande magistero classicistico dell’architetto padovano. Difficile trovare edifici privati che si discostano da questo ideale artistico. La sola eccezione è Palazzo Leoni Montanari, eretto nella seconda metà del Seicento e ultimato nella prima parte del Settecento. Fu forse la stessa famiglia Leoni Montanari a volere un palazzo sul nuovo modello di architettura barocca che potesse differenziarsi dal passato, una sorta di tratto distintivo per un nuovo prestigio sociale acquisito. Non mancavano inoltre, nel piano nobile, collezioni di quadri già nei primi anni del Settecento. Basti pensare che un inventario del 1713 (lo stesso anno in cui Vivaldi era presente a Vicenza) elencava oltre cinquanta dipinti di noti artisti veneti come Giovanni Bellini, Francesco Maffei, Giulio Carpioni e altri ancora. Un rapporto dunque sempre presente tra il palazzo e il tessuto artistico della città.

Da questa considerazione nasce l’idea di realizzare un dvd nelle stupende sale del palazzo (ora Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari) con le musiche di Biagio Marini e Antonio Vivaldi, due autori che a distanza di 60 anni hanno vissuto importanti momenti della loro carriera a Vicenza.

Il primo fu Maestro di Cappella nel duomo di Vicenza, il secondo compose ed eseguì per il Teatro di Vicenza la sua prima opera teatrale Ottone in villa e, su commissione dei Domenicani di S. Corona, l’oratorio La vittoria navale [portata dai cristiani contro i turchi] predetta dal santo pontefice Pio V Ghislieri, per celebrare il primo anniversario della canonizzazione del papa Ghislieri (1504-1572).

BIAGIO MARINI A VICENZA

Biagio Marini fu nominato Maestro di Cappella del duomo di Vicenza alla fine di agosto del 1655 e questo incarico durò fino alle sue dimissioni avvenute dopo poco più di un anno. Durante la permanenza a Vicenza pubblicò la sua ultima raccolta: l’opera XXII, Per ogni sorte di strumento musicale diversi generi di sonate, da chiesa, e da camera. Proprio dall’opera XXII abbiamo scelto il conclusivo passacalio, una sorta di testamento spirituale del grande violinista bresciano. In antitesi a questo brano abbiamo scelto Il Zontino, balletto a due violini e basso, apertura della sua prima opera, gli Affetti musicali del 1617.

L’opera VIII è sicuramente, dal punto di vista musicale e tecnico, la sua raccolta più significativa. In essa sperimenta per primo espedienti tecnici come la scordatura, i bicordi e i tricordi, oltre alle posizioni acute del violino, tecnicismi che successivamente diventeranno il tratto distintivo della scuola tedesca di J.J Walther e H. Biber. Dall’opera VIII sono tratti la Sonata sopra la Monica, basata sulla triste melodia popolare Madre mia non mi far Monaca e La variata per violino solo.

I LUOGHI DI VIVALDI A VICENZA

La presenza di Vivaldi a Vicenza è documentata nel 1713: il 30 aprile aveva infatti ottenuto dagli amministratori dell’ospedale della Pietà di Venezia il permesso di «potersi portare fuori di questa città per un mese uno, al impiego delle sue vertuose applicazioni […]». L’Ottone in villa andò in scena il 17 maggio e Vivaldi vi partecipò in veste di direttore e di violino principale come pure fece per la rappresentazione dell’oratorio avvenuta il 18 giugno nel Tempio di S. Corona. In quest’ultima occasione le cronache descrivono con dovizia di particolari lo sfarzoso allestimento e riportano un particolare interessante dell’esibizione di Vivaldi che «con il suo miracoloso violino fe’ un intermedio di cornemuse marnate e poi un ecco aplaudito in eccesso fra l’organo nostro grande e il suo violino, con una fuga poi di tutti gli stromenti che riportò il Viva da tutti».

Nel 1713 il trentacinquenne Vivaldi era già molto conosciuto ed apprezzato non solo nella Venezia di inizio secolo. Solo due anni prima aveva pubblicato in Olanda per Estienne Roger la sua opera terza L’Estro armonico, dedicata a Ferdinando III di Toscana e destinata a diventare in tutta Europa un punto di riferimento fondamentale per lo sviluppo del ‘concerto’ solistico. Accettò dunque di andare in provincia, ma non lontano da Venezia, per il suo debutto operistico, attività quest’ultima che lo vide impegnato con alti e bassi per tutta la sua carriera.

 

IL TEATRO DELL’ OTTONE IN VILLA

Vicenza poteva avere, come tutte le città sotto il controllo della Serenissima, due teatri pubblici. Uno era il Teatro di Piazza, costruito ed ampliato sulle ceneri del Teatro delle Garzerie e ubicato nei pressi della Piazza dei Signori, centro sociale e politico della città. Il secondo era il Teatro delle Grazie a sua volta costruito ed inaugurato nel 1712 al posto del Teatro Tornieri sito nelle vicinanze di Contra’ delle Grazie. Questo teatro era molto ampio (poteva contenere fino a mille persone) e godeva di una buona acustica. Come suggerisce lo storico Vittorio Bolcato è improbabile che l’opera vivaldiana sia andata in scena nel Teatro di Piazza come parrebbe indicare il frontespizio del libretto dell’Ottone. Qui viene citato il «Teatro di Vicenza», nome con il quale veniva chiamato a volte il Teatro di Piazza. In quegli anni e per circa un decennio però, il Teatro di Piazza non risulta in attività, probabilmente per la concorrenza del nuovo e più grande Teatro delle Grazie. Difficile immaginare poi che il cast dei cantanti utilizzato da Vivaldi, molto simile a quello per l’inaugurazione del Teatro delle Grazie l’anno precedente, potesse essere impiegato per un teatro concorrente.

I manoscritti autografi delle due cantate di Vivaldi Cessate, omai cessate RV 684 e Amor, hai vinto RV 683 sono conservati presso la Biblioteca Nazionale di Torino e riportano la seguente indicazione: Cantata ad Alto solo Con Istrom:ti. Il testo è anonimo ed entrambe sono costruite sul medesimo modello, con un’aria più patetica (la prima) ed una molto virtuosistica (la seconda). Molto interessanti i recitativi accompagnati che dimostrano una cura particolare per l’aspetto ‘affettivo’ con spunti anche madrigalistici. Nel caso di Amor, hai vinto lo stesso recitativo intermedio è proposto da Vivaldi in doppia versione: solo basso continuo o basso continuo accompagnato dagli archi. Abbiamo privilegiato la seconda versione certamente più interessante. Nella parte del continuo non è indicata espressamente la parte di un 16 piedi ma solamente di un “violone”, termine che poteva indicare anche un 8 piedi e dunque un violoncello. Abbiamo optato per questa soluzione certamente più cameristica.

Fabio Missaggia